"... you are a book-eater!"

Murakami e la wasabi

 In qualunque gruppo di bibliofili anonimi finisca, arriva sempre la classica domanda/provocazione a proposito di Haruki Murakami.
Della serie “non lo capisco” o “è sopravvalutato”, blablabla cosemicacose.
Murakami secondo me non capisce nemmeno se stesso. E forse per questo è geniale.
È poesia, sbalordimento, confusione e wtf tutto insieme. È profondo e allo stesso tempo estremamente superficiale.
Dopo aver letto un suo romanzo, ne esco più stordita di prima. C’è qualcosa che mi comunica ma non saprei mai come caspita descrivere quel qualcosa.
Insomma è un delirio. E non posso farne a meno.
È come la wasabi. Ecco, Murakami per me è come la wasabi. Non so esattamente perché, eppure la aggiungo alla salsa di soia ogni volta.
Anche se 9/10 mi arriva dritta al naso. E quello è il massimo che fa.
E poi, parliamone, Murakami è il Leonardo Di Caprio del Nobel per la Letteratura. Ogni anno.
Ma l’anno prossimo… ah.

On the radio Marlene, Suzanne Vega
Leafing through 1Q84, Haruki Murakami


Immagine @Gudetama

"... you are a book-eater!"

De La vita bugiarda degli adulti, Napoli e noi tre

 L’intenzione iniziale era quella di aspettare le vacanze di Natale, quando sarei tornata a casa in Italia. Sarei poi entrata in una libreria. Forse quella nuova accanto alla Chiesa del mio paesucolo. O quella storica in cui trascorrevo le ore, al liceo. Avrei preso il nuovo volume e sarei corsa a casa a leggere. Probabilmente circondata dagli addobbi natalizi.
Invece no, nulla di così romantico.
Ho resistito per più di qualche giorno, ma poi non ce l’ho fatta più. Ho ordinato la versione e-book e mi ci sono semplicemente immersa.
Avevo conosciuto Elena Ferrante grazie ad una mia collega e grandissima amica napoletana, V. V è una ragazza timida ma molto socievole, dolce ed affettuosa. E’ stata la prima persona che ho incontrato a quei tre giorni di colloqui a Monaco, che avrebbero portato me in Svezia, e lei in Polonia.
Quel giorno in cui scoprii che della Ferrante valeva la pena, V era ad Uppsala per lavorare sia con me che con il mio sambo, J. Un periodo di lavoro intenso, orari assurdi, cibo d’asporto e noi tre. L’avevo trascinata in una libreria del centro, perché avevo una voglia matta di un nuovo libro – strano – e spulciavo nella sezione Lingue straniere con un po’ di malinconia.

“Che mi dici della Ferrante? Qui ne vanno pazzi, guarda, hanno persino la versione in Italiano”
“Sto leggendo la saga de L’amica geniale e mi sta piacendo. L’ho quasi finita, se vuoi te la presto”
“Merita?”
“Eccome”

Comprai il primo volume e lo finii in un paio di giorni. Dopodiché corsi a comprare gli altri, e mentre i mesi passavano, io e V discutevamo. Di Napoli, che non avevo ancora mai visto. Della Ferrante e dei suoi finali che ti lasciano appesa.
Prima di tornare in Polonia, V mi regalò una copia di I giorni dell’abbandono. Diventò il mio preferito. E poi, tutti e tre, visitammo Napoli e la sua famiglia. Mi innamorai di Napoli. Del suo chiasso e dei suoi profumi. Del mare. Del cibo e dell’ospitalità.
Avevo dunque moltissime aspettative per La vita bugiarda degli adulti. Il titolo non mi convinceva, a dirla tutta, ma avevo deciso di non leggere nessuna recensione per non rovinarmi la sorpresa. Per non farmi influenzare da una visione altrui. Una volta iniziato a leggere però sono stata ri-catapultata in quella Napoli de L’amica geniale, in quelle contraddizioni da adolescenti in crescita, in quello stile leggero eppure accattivante che mi ha guidata tenendomi per mano per sole due mezza giornate.
Ho divorato questo libro, lo ammetto senza mezzi termini.
E come sempre, il finale mi ha lasciata appesa.

V che hai letto La vita bugiarda degli adulti???

On the radio I’ll be there for you, The Rembrandts
Leafing through La vita bugiarda degli adulti, Elena Ferrante