"... you are a book-eater!"

Murakami e la wasabi

 In qualunque gruppo di bibliofili anonimi finisca, arriva sempre la classica domanda/provocazione a proposito di Haruki Murakami.
Della serie “non lo capisco” o “è sopravvalutato”, blablabla cosemicacose.
Murakami secondo me non capisce nemmeno se stesso. E forse per questo è geniale.
È poesia, sbalordimento, confusione e wtf tutto insieme. È profondo e allo stesso tempo estremamente superficiale.
Dopo aver letto un suo romanzo, ne esco più stordita di prima. C’è qualcosa che mi comunica ma non saprei mai come caspita descrivere quel qualcosa.
Insomma è un delirio. E non posso farne a meno.
È come la wasabi. Ecco, Murakami per me è come la wasabi. Non so esattamente perché, eppure la aggiungo alla salsa di soia ogni volta.
Anche se 9/10 mi arriva dritta al naso. E quello è il massimo che fa.
E poi, parliamone, Murakami è il Leonardo Di Caprio del Nobel per la Letteratura. Ogni anno.
Ma l’anno prossimo… ah.

On the radio Marlene, Suzanne Vega
Leafing through 1Q84, Haruki Murakami


Immagine @Gudetama

pensieri arruffati

Morte malinconica del basilico legnoso

 Purtroppo il momento è arrivato.
Caro basilico legnoso, hai ormai perso tutte le tue foglie. Non c’è un solo elemento di verde, nel tuo corpicino proteso verso altre altezze.
La seconda nevicata dell’inverno ha ormai ricoperto i tetti delle case qui attorno e tu hai probabilmente cessato di esistere quasi nello stesso momento.
Ho pensato potessimo sconfiggere questa definizione di pianta annuale, ma a nulla è valso l’ennesimo trapianto di vaso. Sapevo che era una battaglia persa in partenza, ma un po’ mi dispiace darmi per vinta.
Avevo comprato questa pianta di basilico quando ancora ero nell’altro appartamento. Quello con enormi finestre su un giardino interno. Quello dalla cui cucina avevo conosciuto il vicino di casa esibizionista, quello che anche senza tende girava senza mutande. Not-so-ugly naked man.
Abbiamo traslocato alla fine dell’estate, ma il basilico legnoso aveva passato le vacanze a casa di un mio collega italo-argentino e sua moglie. Il legno era comparso circa un mesetto prima. Avevo letto da qualche parte che se non si recidono i fiori della pianta di basilico, questa pensa di non essere un semplice ingrediente e si irrobustisce. Diventa legnosa insomma. Per superare il gelo.
Un po’ mi fa pensare, il basilico legnoso. Che anche se irrobustiti, più forti o semplicemente più aspri, non si può far altro che seguire il proprio corso.
Sempre basilico si resta, insomma.




On the radio A time of wonder, Alexis Ffrench
Leafing through Morte malinconica del bambino Ostrica, Tim Burton

"... you are a book-eater!"

De La vita bugiarda degli adulti, Napoli e noi tre

 L’intenzione iniziale era quella di aspettare le vacanze di Natale, quando sarei tornata a casa in Italia. Sarei poi entrata in una libreria. Forse quella nuova accanto alla Chiesa del mio paesucolo. O quella storica in cui trascorrevo le ore, al liceo. Avrei preso il nuovo volume e sarei corsa a casa a leggere. Probabilmente circondata dagli addobbi natalizi.
Invece no, nulla di così romantico.
Ho resistito per più di qualche giorno, ma poi non ce l’ho fatta più. Ho ordinato la versione e-book e mi ci sono semplicemente immersa.
Avevo conosciuto Elena Ferrante grazie ad una mia collega e grandissima amica napoletana, V. V è una ragazza timida ma molto socievole, dolce ed affettuosa. E’ stata la prima persona che ho incontrato a quei tre giorni di colloqui a Monaco, che avrebbero portato me in Svezia, e lei in Polonia.
Quel giorno in cui scoprii che della Ferrante valeva la pena, V era ad Uppsala per lavorare sia con me che con il mio sambo, J. Un periodo di lavoro intenso, orari assurdi, cibo d’asporto e noi tre. L’avevo trascinata in una libreria del centro, perché avevo una voglia matta di un nuovo libro – strano – e spulciavo nella sezione Lingue straniere con un po’ di malinconia.

“Che mi dici della Ferrante? Qui ne vanno pazzi, guarda, hanno persino la versione in Italiano”
“Sto leggendo la saga de L’amica geniale e mi sta piacendo. L’ho quasi finita, se vuoi te la presto”
“Merita?”
“Eccome”

Comprai il primo volume e lo finii in un paio di giorni. Dopodiché corsi a comprare gli altri, e mentre i mesi passavano, io e V discutevamo. Di Napoli, che non avevo ancora mai visto. Della Ferrante e dei suoi finali che ti lasciano appesa.
Prima di tornare in Polonia, V mi regalò una copia di I giorni dell’abbandono. Diventò il mio preferito. E poi, tutti e tre, visitammo Napoli e la sua famiglia. Mi innamorai di Napoli. Del suo chiasso e dei suoi profumi. Del mare. Del cibo e dell’ospitalità.
Avevo dunque moltissime aspettative per La vita bugiarda degli adulti. Il titolo non mi convinceva, a dirla tutta, ma avevo deciso di non leggere nessuna recensione per non rovinarmi la sorpresa. Per non farmi influenzare da una visione altrui. Una volta iniziato a leggere però sono stata ri-catapultata in quella Napoli de L’amica geniale, in quelle contraddizioni da adolescenti in crescita, in quello stile leggero eppure accattivante che mi ha guidata tenendomi per mano per sole due mezza giornate.
Ho divorato questo libro, lo ammetto senza mezzi termini.
E come sempre, il finale mi ha lasciata appesa.

V che hai letto La vita bugiarda degli adulti???

On the radio I’ll be there for you, The Rembrandts
Leafing through La vita bugiarda degli adulti, Elena Ferrante

Zia Sve e i suoi dilemmi

IKEAmi di più

 Perché parliamone, Svezia significa IKEA. Colori nazionali inclusi.
Dopo ben tre traslochi in un anno, posso confermare che l’IKEA sia una delle più grandi invenzioni, dopo il bidet – che qui mi manca da morire. Fermo restando continui ad essere anche una delle piaghe del weekend (soprattutto di coppia) e del proprio portafoglio – l’IKEA, dico, non il bidet.
Perché lo so che non mi serve niente a parte un coprimaterasso.
Ma il nuovo set copripiumino/federe con su i papaveri sbiaditi, che davvero non lo vuoi?
Un’altra pianta da interni? Anche se stiamo arrivando al buio totale dell’inverno e moriranno tutte di tristezza?
E i due gnometti natalizi? Come si fa a dir di no ai due gnometti puffolosi natalizi?!

Io ve lo dico: è il principio della fine.

On the radio Lost in the supermarket, The Clash
Leafing through I love shopping a New York, Sophie Kinsella

cose che non voglio scrivere

194

 Ci sono cose di cui non vogliamo parlare.
O meglio, ci sono cose di cui dovremmo parlare ma che teniamo nascoste.
Per paura. Perché caldamente sconsigliato da qualcuno più in alto che dovrebbe proteggerci.
Perché in Svezia chiunque può sapere senza problemi dove abiti e con chi abiti.
Indirizzo. Numero civico. Interno.
Perché probabilmente nessuno ci crederebbe.
Anche se abbiamo le prove. E-mails, perché l’intelligenza non è per tutti.
Sono convinta che succeda a tutti, uomini, donne, x.
Se non è grave (?), spesso taciuto con un misunderstanding.
Altre volte con un culture clash.
Stronzate.
A volte senti una risata e vorresti soffocarla lì sul nascere.
Altre cerca di lanciarti un’occhiataccia e ne uccidi l’intento con un solo sguardo. Poi impari a guardare nel vuoto e persino i tuoi occhi aiutano a non vedere.
Vai avanti così. Uno, due anni.
Nascondi quello che provi perché tanto hai già scelto di tacere.
Ti viene la nausea per quella scelta, ma sei adult* e responsabile.
Poco importa lo stress, l’ansia, gli attacchi di panico.
Poco importa se invece di fare qualcosa di concreto ti consigliano uno psicologo. Puoi far finta di niente. Diventi asettic*. Sempre vigile.
Ma quando una situazione di stress tenta di riemergere, annunci che no, stavolta non farai finta di niente. E no, non andrai a quel meeting.
F****** l’essere professionali.
Scrivi su un blog che non porta nemmeno un accenno del tuo nome.
E conti i giorni che ti separano dalla libertà.
194, per l’esattezza.
Un piccolo sforzo.




On the radio You don’t own me, Leslie Gore
Leafing through Women and Madness, Phyllis Chesler

pensieri arruffati

Avocado e cetriolo

 Una cosa che spesso accantoniamo è prenderci cura di noi stessi.
Voglio dire, non ho la presunzione di sapere tutto di tutti.
Ma è una cosa comune.
Per lo meno sembra, anche guardando Queer Eye.
In questo mondo caotico e sempre più veloce, l’ultima cosa da fare è guardare in uno specchio per più di quei cinque/dieci minuti al mattino e cinque/dieci minuti la sera.
Wash, rinse, (cream) and repeat.
In questo turbinio, cinque giorni di vacanza possono fare la differenza. Cinque giorni senza aprire l’e-mail del lavoro. Cinque giorni di chiacchiere. Cinque giorni di madre e sorella in visita.
Tutto questo ed un’insalata un po’ speciale avocado e cetriolo, per ricordarmi che basta veramente poco per prendermi cura di me.
E che il cilantro non è altro che coriandolo.




On the radio People help the people, Birdy
Leafing through Il corpo sa tutto, Banana Yoshimoto




Immagine: “Take Care” di Sandy Coleman